Un tour è sempre un'esperienza incredibile: incontrare tanta gente, visitare tanti posti. E ogni volta, provare il brivido di doversi esibire, di dover proporre la propria musica in ambienti così profondamente diversi socialmente, culturalmente. Eppure, è proprio in questi frangenti che si scopre, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto la musica, la buona musica, può diventare, anzi è un linguaggio davvero universale; una sorta di esperanto che senza passare per le complicate elaborazioni mentali di ognuno, sa toccare direttamente le corde del cuore. Sa donare le emozioni più profonde e per certi versi ancestrali; emozioni che stanno prima delle sovrastrutture culturali e che ci impongono analisi e giudizi soggetti alla nostra esperienza di vita. Il mio tour del 2009 mi ha portato in giro per i quattro angoli del mondo, e ogni volta la magia si è ripetuta, immutabile e sontuosa: la magia di diventare una sorta di "voce narrante" dell'universo, una voce capace di unire e proiettare il musicista e gli spettatori in un unico denso fluire di sensazioni modulate dall'unico linguaggio capace di compiere questi miracoli: la musica.

Il tour a toccato ben diciassette mete:
Napoli, Sorrento, Ravello, Palermo, Milano, Roma, Lisbona, Parigi, Madrid,
New York, Shanghay, Hong Kong, Australia, Sudafrica, Israele, Canada, Brasile